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23 maggio 2010 14 aprile 2010

Posted by Antonio Ariberti in Bibliografia, Calendario eventi, Documenti Chiesa.
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Testimoni del vivere secondo coscienza

domenica 23 maggio 2010

dalle ore 9.30 alle ore 16.30

Presso

Casa “Le quattro del pomeriggio” Seminario Vescovile, Cremona

Programma

  • 09.30 Messa presso la chiesa di S. Ambrogio a Cremona.
    Durante la celebrazione daremo il benvenuto nella Comunità Cristiana al piccolo Giovanni.

I lavori proseguiranno presso la Casa “Le quattro del pomeriggio” con un minimo di flessibilità oraria

  • Sintesi incontro 14 marzo 2010
  • Laboratorio (percorso personale)
  • Laboratorio (discussione in piccoli gruppi)
  • Pranzo… al sacco!
  • Testimoni del vivere secondo coscienza
  • Congedo… baci e abbracci!

Materiale per lo studio e l’approfondimento:

Schede per il laboratorio:

Info

Paolo Moretti
azione.cattolica@e-cremona.it
http://www.azionecattolca.e-cremona.it
Cell. 334-6942754 oppure 328-8871919

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14 marzo 2010 – La coscienza nel magistero della Chiesa Cattolica 6 marzo 2010

Posted by Antonio Ariberti in Calendario eventi.
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Concilio Vaticano II

domenica 14 marzo 2010

dalle ore 9.30 alle ore 16.30

Presso

Casa “Le quattro del pomeriggio” Seminario Vescovile, Cremona

Programma

ore 9.30 – S.Messa

ore 13.00 – PRANZO AL SACCO

ore 14.00 – Ripresa dei lavori

ore. 16.30 – Conclusioni

Materiale per lo studio e l’approfondimento:

Info

Paolo Moretti
azione.cattolica@e-cremona.it
http://www.azionecattolca.e-cremona.it
Cell. 334-6942754 oppure 328-8871919

31 gennaio 2010 21 gennaio 2010

Posted by Antonio Ariberti in Calendario eventi.
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La coscienza nel pensiero cattolico

Romano Guardini

Romano Guardini

Don Primo Mazzolari

domenica 31 gennaio 2010

dalle ore 9.30 alle ore 16.30

Presso

Casa “Le quattro del pomeriggio” Seminario Vescovile, Cremona

Programma

ore 9.30 – S.Messa

ore 13.00 – Per questioni organizzative ed in via eccezionale… PRANZO AL SACCO

ore 14.00 – Ripresa dei lavori

ore. 16.30 – Conclusioni

Interverrà:

Don Bruno Bignami

Materiale per lo studio e l’approfondimento:

  • Laboratorio – testi scelti di Guardini e Mazzolari con domande per la riflessione personale e la discussione di gruppo.
  • La Rosa Bianca – Sophie Scholl (Marc Rothemund, Germania, 2005, Durata, 117′ )

“Sophie Scholl – La Rosa Bianca” è il commovente ritratto di una delle poche eroine della storia della Germania. Il film ripercorre gli ultimi sei giorni (17-22 febbraio 1943) della vita di Sophie Scholl. partendo proprio dal suo punto di vista: quello di una giovane donna coraggiosa ed esuberante che preferisce la morte piuttosto che rinnegare I suoi Ideali, ossia quelli della “Rosa Bianca”. Attraverso la sua resistenza e denuncia nei confronti del regime nazista, Sophie Scholl Insieme ai suoi compagni, per il loro singolare impegno civile, sono diventati il simbolo di una lotta pacifica contraria a qualsiasi forma di violenza e oppressione. Pur seguendo gli eventi storici in modo molto fedele e dettagliato, a partire dai verbali originali degli interrogatori, il film è stato scritto e diretto come un lungometraggio. Attraverso un’accorta rivisitazione della storia, il giovane regista Marc Rothemund (‘Die Hoffnung stirbt zuletzt’) riporta in vita l’ormai mitica figura di Sophie Scholl.

Per saperne di più sulla Rosa Bianca: http://www.olokaustos.org/opposizione/gruppi/weisserose/

Info

Paolo Moretti
azione.cattolica@e-cremona.it
http://www.azionecattolca.e-cremona.it
Cell. 334-6942754 oppure 328-8871919

Soffrire 2 gennaio 2010

Posted by Antonio Ariberti in Rapporti interpersonali.
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Bisogno di credereVorrei agganciarmi ad una riflessione seguita da una domanda nel dibattito di domenica pomeriggio. Si è parlato della coscienza di Gesù al Getsemani e la possibilità di sottrarsi alla croce.
Oltre a quanto già detto in quella sede vorrei proporre alla riflessione di tutti questo brano tratto da un libro che ho letto in queste vacanze (Kristeva Julia, Bisogno di credere, Donzelli Editore, Roma, 2006, p.134-136).

È solamente alla natura umana che Gesù si rivolge con la sua sofferenza? Figlio di Dio, ma che si lascia annientare, non annulla forse anche il divino? I dibattiti teologici lasciano la questione aperta. È possibile riprenderla oggi? La sofferenza fino alla morte, individuata da San Paolo, indica l’esperienza dei limiti, dello svilimento, dell’umiliazione, dell’inedia fatta dal Cristo. Resta la domanda: la sofferenza fino alla morte è dovuta solo all’uomo del Cristo, o colpisce la natura della sua stessa divinità? E quindi della Divinità? Dopo la Cena e giusto prima della Passione, il Cristo non dice forse a Filippo: «Chi ha visto me ha visto il Padre»1? I protestanti e gli ortodossi riservano a quanto pare più attenzione a questa «discesa del Padre nelle parti più basse della terra»2, designate dalla lingua greca con il sostantivo kénose, che ha molto segnato la mia infanzia e che significa «non essere», «nulla», «inanità», «nullità»; ma anche «insensato», «ingannatore» (l’aggettivo kénos significa «vuoto», «inutile», «vano»; il verbo kénein «purgare», «tagliare», «annientare»). Ammettere l’inanità dell’umano non equivale a lasciare indenne il divino, se è vero che «colui che discese è lo stesso che anche ascese»3, e che è l’immagine consustanziale di Dio: «tutte le cose sono state create per messo di lui e in vista di lui»4

Ecco perché dico che anche dio è in «sofferenza» nella sofferenza di Cristo, e che questo scandalo, che la teologia esita ad affrontare, prefigura i tempi moderni messia confronto con la «morte di Dio». «Dio è morto, anche Dio è morto» è una rappresentazione prodigiosa, terribile, «che presenta alla rappresentazione l’abisso più profondo della scissione»5. Ma che potere terapeutico, anche! Che prodigiosa restaurazione della capacità di pensare e desiderare in questa rude esplorazione del soffrire fino a perdere lo spirito insieme con il corpo, del soffrire fino alla morte! Ecco perchè persino il Padre e lo Spirito sono mortali, annullati dall’intermediazione dell’Uomo di dolore, il quale pensa, nella sua sofferenza fino alla morte, che essi possano rinascere. Il pensiero può ricominciare: è forse l’ultima forma della libertà che annuncia così il soffrire cristiano? Nietzsche non ha mancato di rendersi conto che questo lasciar-andare alla kénose dà alla morte umana e divina sulla croce «la libertà, il sovrano distacco,/ che pone la sofferenza / al di sopra di ogni risentimento»6.

Infatti, l ‘interruzione, anche se momentanea, del legame che unisce il Cristo a suo padre e alla vita, questa cesura, questo «iato»7 offre non solamente un’immagine, ma un racconto a certi cataclismi psichici che fanno la posta al presunto equilibrio di ogni individuo; e, di conseguenza, li cura. Siamo tutti e ciascuno di noi il risultato di un lungo «lavoro del negativo»: nascita, svezzamento, separazione, frustrazione. Per aver messo in scena questa frattura nel cuore stesso del soggetto assoluto che è il Cristo, per averlo presentato con l’immagine di una Passione, come il rovescio solidale della risurrezione, il cristianesimo riporta alla coscienza i drammi essenziali interni al divenire di ciascuno. Attribuisce quindi a se stesso un immenso potere catartico… inconscio.

_____________________

1 Gv 14, 7-12

2 Ef 4,9

3 Ibid., 10.

4 Col 1, 16.

5 H.G.Hegel, Vorlesungen über die Philosophie der Religion, III (trad. it. Leizoni sulla filosofia della religione, Zanichelli, Bologna, 1973-74).

6 F.Nietzsche, Der Anthichrist: Versuch einer Kritik des Christentum, p. 40 (trad. it. L’anticristo. Maledizione del cristianesimo, Adelphi, Milano, 1993, p. 40)

7 Urs von Balthasar

In nome della madre 13 dicembre 2009

Posted by Antonio Ariberti in Calendario eventi.
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In nome della madre Venerdì 18 dicembre 2009

presso la

CHIESA DI SAN MICHELE (CREMONA)

Allestimento: Teatro Minimo (Ardesio – BG)
con Barbara Menegardo
musica dal vivo eseguita da Roberto Frassini Moneta
costumi di Paola Pasquini
foto di scena di Claudio Filisetti
regia di Umberto Zanoletti

La storia di una maternità, non molto diversa dalle altre se non nelle ‘premesse’.
Un racconto reso ancor più vero perché narrato da Miriàm stessa, sposa di Iosef e madre di Ieshu, nella Palestina di duemila anni fa. Una donna, impaurita ma forte, sfida leggi e villaggio senza mai abbassare la testa. Un marito innamorato della sua sposa promessa, nonostante un messaggero venuto da chissà dove abbia scombinato i teoremi della quotidianità. Un figlio che viene al mondo senza piangere e cambia la storia dell’umanità Una lettura della storia di Maria che restituisce alla madre di Gesù la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa, la grazia umana di un destino che la comprende e la supera. L’adolescenza di Miriàm/Maria smette da un’ora all’altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa.
Qui c’è l’amore smisurato di Iosef per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Miriàm/Maria, ebrea di Galilea, travolge ogni costume e legge. Esaudirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille.

Erri De Luca